Alcuni  Consigli  per  cantare  bene  il  canto Ambrosiano - Gregoriano  

( e  la  Musica  Sacra  in  genere )

 

In base alle esperienze fatte in 49 anni di canto liturgico e alle soluzioni adottate per cercare di ottenere  un buon risultato nel modo di cantare la Musica Sacra come preghiera e lode a Dio, non come forma di esibizione e/o di  solo tecnica vocale, scrivo per i cantori che mi danno la fiducia e collaborazione nel tenere vivo il canto gregoriano in liturgia,

alcuni consigli per cantare bene il gregoriano e l’ambrosiano:

        Il canto gregoriano è preghiera cantata, quindi il suono deve essere sempre leggero, legato e umile.

    Anche quando si esprime la lode gioiosa, il suono sarà più partecipato ma non dovrà essere grossolano o gridato.

    Prima di cantare, sarà utile capire cosa si canta.

    Quando si canta è logico ricordarsi che stiamo rivolgendoci a Dio, non siamo solo cantanti o musicisti; anche chi non ha il dono della fede, deve ricordarsi che sta praticando il canto sacro per eccellenza e quindi sia attento nel comportamento e nell’espressione del canto, rimanendo nell’ambito della lode e della preghiera.

    Il canto gregoriano non cerca gli applausi; se questo consenso deve proprio avvenire, che sia espresso solo alla fine di una rappresentazione concertistica, non comunque e ovviamente in liturgia.

   In Chiesa, negli spostamenti, i cantori si muoveranno pacatamente senza guardarsi in giro per farsi notare, ma con l’umiltà di chi sta compiendo un’importante azione liturgica e culturale, con professionalità e buon gusto.

   E’ necessario pronunciare bene il testo, il testo della preghiera cantata può essere molto interiore ma dovrebbe essere anche capito da chi ascolta; si trovi il giusto equilibrio tra interiorità e comunicazione.

    Non si canti mai di gola, quando le note salgono è necessario girare il suono di testa, sarà possibile una migliore intonazione. Per salire bene, nelle note alte le vocali devono essere rimpicciolite, partecipate e pensate.

    Attenzione alle note acute di passaggio, solitamente sono calanti perché gli si da poca importanza.

    Nella salmodia, curare l’intonazione della corda di recita o tenore, non cantare mollemente ma partecipare sempre non solo con la voce ma anche e sopratutto con  la mente; se pensiamo cosa stiamo cantando, la qualità automaticamente sarà molto buona.

    Le A  non devono essere troppo aperte ma devono tendere leggermente alle O.

    Le I devono essere cantate pensando alla forma grafica della I in verticale, altrimenti  tendono alla O e calano.

    Si canti osservando il ritmo della parola; le note, i neumi del canto servono ad evidenziare il testo nel suo significato, quindi il canto avrà un  “ritmo verbale “ non sillabato. ( il ritmo del testo parlato è il ritmo del testo cantato )

   Le frasi vanno sempre partecipate; slanciate all’inizio e riposate al respiro, all’interno della frase tutto scorrerà legando da neuma a neuma; per ottenere una buona legatura servirà conoscere bene la melodia, poi mentre si canta una nota , già si pensi alla prossima.

   Negli intervalli di terza, quarta, quinta.... non collegare i suoni glissando come nell’opera lirica, ma con l’aiuto di un’ipotetica H davanti alla vocale e un leggero rigonfiamento del suono ( breve e delicata messa di voce ) si passi da un suono all’altro senza  portamento o collegamento di note intermedie.

   Le note finali non devono ripiegarsi  nella conclusione del loro suono ma devono essere sostenute nell’ intonazione, la bocca deve rimanere aperta fino al termine della  produzione del suono.

   Le N finali devono risuonare leggermente nel naso con la lingua appoggiata al palato.

   Il  gregoriano, canto dal silenzio. Anche nelle nostre rumorose città, quando cantiamo il gregoriano, sarà bene ispirarci al silenzio monastico, dove nel silenzio, Dio si rende manifesto.

   Prima di cantare sarà bene fare qualche vocalizzo e poi, sopratutto serviranno il silenzio e la concentrazione. ( Ricordiamoci l’importanza che ha il canto gregoriano nell’azione liturgica ).

La Chiesa, come edificio, è un luogo di culto, non un salotto o un teatro, al termine di una liturgia o di un concerto, non ci si fermi a parlare in Chiesa ma si esca a commentare, salutare o altro che non riguardi il luogo sacro.

   Terminato il canto, è doveroso e gradito il silenzio nel quale riecheggia la spiritualità del canto gregoriano.

   Nell’attuare queste idee, ricordo a me stesso e ai cantori: l’umiltà, la coerenza e il silenzio.

Con gioia, convinzione e operosità.

 Giovanni Vianini

Una definizione molto bella e significativa di Solange Corbin, importante studiosa e insegnante di musica antica all' Università di Poitier in Francia:

Il canto gregoriano è per la musica sacra, quello che la luce è per gli alberi: la vita.


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